IL COUNSELLING A MEDIAZIONE CORPOREA

di Alessia Tuveri

Il Counselling

La traduzione italiana del termine Counselling (o Counseling) che si avvale di parole come consulenza o consultazione può essere fuorviante. Il termine infatti deriva dal latino consulo che significa anche: avere cura di, venire in aiuto. Sono questi i concetti a cui si riferiva Carl R. Rogers, volendo sottolineare l’originalità di una relazione di aiuto nella quale la persona che sceglie di farsi aiutare mantiene la sua personale responsabilità nella soluzione delle difficoltà. La finalità del counselling è dunque quella di “Aiutare le persone ad aiutarsi”[1].

Troviamo i primi tentativi di avvio del counselling alla fine dell’800 come attività di orientamento nel mondo scolastico anglosassone. Ma è certamente Carl R. Rogers a fornire per primo una teorizzazione dell’attività di counseling nel suo “Counseling and Psycoteraphy” nel quale, nel 1942, fornisce alcune linee guida sulle caratteristiche, le finalità e il processo di counseling. Nel 1952 nasce in America la Counseling Association e negli anni successivi la professione del counselor arriva in Europa attraverso la Gran Bretagna. In Italia si opera in questo campo dagli anni 70.[2]

Il counselling come attività di sostegno in ambito sociale si sviluppa quindi di pari passo con la crescita della sensibilità collettiva nei confronti della prevenzione, di una migliore qualità della vita, della ridefinizione dei concetti di salute e benessere. Grazie a queste nuove necessità sociali e ai movimenti che le sostengono si arriva nel 1986 alla stesura della Carta di Ottawa, il documento del primo Congresso Internazionale sulla Promozione della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in cui si legge: “La Promozione della Salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e di migliorarla. Questo modo di procedere deriva da un concetto che definisce la salute come la misura in cui un gruppo o un individuo possono, da un lato, realizzare le proprie ambizioni e soddisfare i propri bisogni e, dall’altro, evolversi con l’ambiente o adattarsi a questo. La salute è dunque percepita come una risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita; è un concetto positivo che mette a valore le risorse sociali e individuali, come le capacità fisiche. Così, la promozione della salute non è legata solo al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere”. In queste poche frasi è racchiuso un importante cambiamento di paradigma che ancora, dopo più di 30 anni, facciamo fatica ad integrare nelle nostre vite.

Anticipando questi temi, alcuni anni prima la British Association for Counseling (BAC) così definiva il counseling: “Il Counseling è un uso della relazione abile e strutturato che sviluppi l’autoconsapevolezza, l’accettazione delle emozioni, la crescita e le risorse personali. L’obiettivo principale è vivere in modo pieno e soddisfacente. Il counselling può essere mirato alla definizione e soluzione di problemi specifici, alla presa di decisioni, ad affrontare i momenti di crisi, a confrontarsi con i propri sentimenti e i propri conflitti interiori o a migliorare le relazioni con gli altri. Il ruolo del counsellor è quello di facilitare il lavoro dell’utente in modo da rispettarne i valori, le risorse personali e la capacità di autodeterminazione”.

Quindi mentre la psicoterapia fa riferimento a un aspetto strutturale dell’individuo in vista di un processo globale di crescita, il counselling attua un cambiamento focalizzato su obiettivi specifici. Chi si rivolge al counsellor è in cerca di un rapido miglioramento concreto che si attua attraverso una maggiore efficacia dei propri comportamenti e delle proprie strategie di adattamento ambientale.

Le tecniche utilizzate sono molteplici e derivano da paradigmi differenti esistenti in ambito psicologico. I principali sono: l’approccio psicodinamico (S. Freud), Umanistico (Carl R. Rogers), comportamentale (B.F. Skinner), Cognitivo (A. Ellis), Integrato (G. Egan).[3] Hanno differenti assunti di base ma, come sostenuto da Carl R. Rogers possono essere tutti efficaci se sono presenti delle condizioni necessarie e sufficienti ossia:

  1. Due persone (cliente e terapeuta/counsellor) sono in contatto psicologico. Da questa condizione consegue che una modificazione significativa della personalità non possa avvenire se non nel quadro di una relazione interpersonale.
  2. Il cliente è in uno stato di incongruenza, vulnerabilità o ansia.
  3. Il terapeuta (o counsellor) è in uno stato di congruenza ossia nella relazione è liberamente e profondamente se stesso.
  4. Il terapeuta (o counsellor) prova dei sentimenti di considerazione positiva incondizionata nei confronti del cliente quindi si pone in un atteggiamento di accettazione non giudicante di tutti i sentimenti da lui o lei messi in campo.
  5. Il terapeuta (o counsellor) prova una comprensione empatica del sistema di riferimento interno del cliente e si sforza di comunicare questa esperienza al cliente. L’empatia implica la capacità di entrare nel mondo del cliente e sentirlo “come se” fosse proprio.
  6. Si verifica una comunicazione almeno parziale della comprensione empatica e della considerazione positiva incondizionata del terapeuta (o counsellor) per il cliente.[4]

Il Counselling centrato sulla persona

L’Approccio Umanistico di Carl R. Rogers è la cornice strutturale e metodologica del Counseling a Mediazione Corporea ad indirizzo bioenergetico nel quale si utilizzano anche i concetti reichiani e bioenergetici per comprendere il cliente nella sua globalità psico-fisica. Il counselling centrato sulla persona di Carl R. Rogers si contraddistingue per il fatto che la relazione è considerata non solo una condizione ma anche lo scopo del processo di counselling con ogni cliente. Inoltre non impone al vissuto del cliente una serie di teorie provenienti dall’esterno ma ha l’obiettivo di far emergere e aiutare il cliente ad esprimere la propria teoria personale. Rogers parla anche di locus di valutazione interno ossia la saggezza interna dell’essere umano, la sua tendenza attualizzante quindi, in generale, la capacità degli esseri umani di perseguire la realizzazione del loro potenziale.[5]

Alle 6 condizioni già esposte si aggiungono delle convinzioni che vengono mutuate da affermazioni di sostegno al counselling che secondo Jerold D. Bozarth e Barbara Temaner Brodley derivano dalle proposizioni centrali di Rogers (congruenza, accettazione positiva incondizionata, empatia). Queste possono essere sintetizzate in:

  • La natura umana è costruttiva (e non distruttiva) nella sua essenza;
  • La natura umana è fondamentalmente sociale e quindi gli esseri umani sono per loro natura protettivi, compassionevoli, e comprensivi l’uno verso l’altro;
  • La cura di sé è un bisogno centrale degli esseri umani;
  • Gli esseri umani sono fondamentalmente motivati a perseguire la verità.

La massima autorità sul cliente è il cliente stesso.

Il counsellor non ha mai un obiettivo specifico quantificabile a priori e, inoltre, l’unicità riconosciuta al cliente è una caratteristica anche del counsellor pertanto il percorso non sarà mai standardizzabile.

Il processo metodologico nel counselling individuale prevede:

1. Accoglienza

2. Analisi della domanda

3. Esplorazione (ascolto, mirroring, re-framing)

4. Contestualizzazione del problema da affrontare/bisogno da soddisfare

5. Ricerca di soluzioni con l’apporto delle capacità personali del cliente

6. Oggettivazione, valorizzazione e consolidamento delle nuove life skills (cosa posso fare)

7. Chiusura (lo farò)

Il counsellor è guidato dall’interesse per la persona e non per il problema.

Tra le varie tecniche, la più importante è la riformulazione.

Carl Rogers parla di tre tipi principali di riformulazione: la riformulazione-riflesso, la formulazione come nuova formulazione (o riformulazione-riassunto), il rovesciamento del rapporto figura-sfondo, la riformulazione-chiarificazione.[6]

Ci sono chiaramente tante altre tecniche collaterali come l’accoglienza che mira alla creazione di fiducia e quindi facilita l’espressione, i silenzi anch’essi portatori di significato, la presa d’atto della situazione attuale come rappresentativa della modalità che ha il cliente di vivere la propria vita, il proprio universo ed entrare in relazione.  

Come regola generale il counselling si conclude in 10/12 incontri di 45/60’ e, se non si è stabilito un numero preciso, è il cliente a decidere quando finire. Tuttavia può capitare che al counsellor sembri che il cliente non abbia bisogno ancora a lungo di quella relazione perché sostanzialmente capace di procedere da solo nella sua vita e può quindi affrontare lui l’argomento.

La fine del processo di counselling è caratterizzata dall’azione. Se il movimento è avvenuto si sono in genere ridotti i fattori emotivi che precludevano una vita più piena e il counselor può svolgere un ruolo importante anche nell’aiutare il cliente a trovare un nuovo equilibrio.

In estrema sintesi i passaggi sono:

vedere la situazione, destrutturarla, ricomporla in un altro modo.

Possiamo quindi sintetizzare che l’aiuto del counsellor consiste in:

aiuto nel vedere il mondo: osservare e interpretare la realtà in maniera oggettiva e prospettica;

aiuto nel sentire gli altri, nel percepirli nella loro dimensione emotiva, oltre che cognitiva;

aiuto nell’agire il cambiamento con coraggio e fiducia.

Trovo molto interessante il concetto espresso da Dave Mearns: “Forse non è il sé ad essere cambiato ma la relazione tra le configurazioni interne al sé”[7]. Questo significa che il cliente non si trova davanti a qualcosa di completamente nuovo ma che le varie configurazioni del sé hanno trovato un nuovo equilibrio: quelle prima sottomesse possono essere diventate più forti, quelle prima disprezzate possono essere accettate, altre in conflitto possono essere riuscite a rispettarsi raggiungendo un’integrazione costruttiva che sprigiona energia.

Il cliente non si troverà quindi davanti a qualcosa di completamente nuovo e poco familiare ma riuscirà ad affrontare la sua vita con maggiore oggettività e con una nuova carica di energia che gli deriva dall’aver messo in campo in maniera soddisfacente le proprie risorse personali riscoperte grazie all’aiuto del counsellor.

In estrema sintesi, nella fase iniziale gli obiettivi sono: stabilire una relazione di lavoro e collaborazione, creare un clima di fiducia e intimità, conoscere e definire il problema, valutare e verificare le possibilità di collaborazione.

Nella fase intermedia gli obiettivi sono: riesaminare e rivalutare i problemi, identificare le aree deboli e i comportamenti inadeguati, fare ipotesi di cambiamento.

Nella fase finale gli obiettivi sono: consolidare ciò che si è appreso, iniziare a sperimentare il cambiamento, concludere la relazione.[8]

Il Counselling a Mediazione Corporea ad indirizzo bioenergetico

Un counsellor a mediazione corporea si chiederà sempre: “Cosa mi arriva oltre le parole? Cosa mi arriva nel corpo?”. Nei silenzi in cui il cliente riesce a stare in contatto con le proprie sensazioni il counsellor può mettersi nella sua postura e aiutarlo a stare più comodo. Il concetto di mimetismo corporeo lo troviamo anche in Reich[9] quando dice che per iniziare a comprendere le persone si sedesse di fronte a loro assumendo gli stessi atteggiamenti somatici. La sintonizzazione per noi bioenergetici è anche corporea. Mi muovo col cliente, anche col corpo. La mia dimensione emotiva è una cassa di risonanza. Se arriva un’onda emotiva e io non la seguo è come se la fermassi. Quindi io divento strumento di lavoro per l’altro.

Noi sappiamo che il corpo, costituisce il nostro radicamento nel mondo e contribuisce, in maniera decisiva, alla definizione della nostra identità. La corporeità rappresenta una sorta di ancoraggio alla dimensione reale, è il nostro appoggio per stabilire alcune convergenze essenziali con la realtà.

Viviamo il corpo come unità vivente e individuale, a partire dalla quale ci orientiamo nel mondo intraprendendo un percorso vitale che si realizza tra interiorità ed esteriorità, tra emozione e fisicità, tra spiritualità e materialità.

Quindi la figura professionale del counsellor a mediazione corporea non ha soltanto a che vedere con la capacità di ascolto ma anche con la capacità di entrare in relazione con il linguaggio del corpo, osservando posture, respirazione, colorito della pelle, brillantezza dello sguardo, tono e timbro della voce.

L’idea è quella di riuscire a stare e vibrare con l’altro mettendo in pratica una risonanza somatica. Molto importante in questo senso è stata la scoperta dei neuroni specchio che ha offerto le basi fisiologiche per la comprensione del processo di sintonizzazione. In estrema sintesi, i neuroni specchio rappresentano un particolare tipo di cellule della nostra corteccia cerebrale che si attivano non solo quando eseguiamo un certo atto motorio finalizzato ed intenzionale, ma anche quando osserviamo un’altra persona compiere quelle stesse azioni.

Rientriamo nella considerazione di empatia di Rollo May[10] quando dice che l’empatia non è la semplice comprensione dei contenuti cognitivi dell’altro e nemmeno dei contenuti emotivi superficiali ma è comprensione dei contenuti emotivi profondi. In questo l’approccio a mediazione corporea ci può essere di grande aiuto.

Alexander Lowen nel suo libro “Il linguaggio del corpo” scrive: “Nelle pose, nelle posizioni, e nell’atteggiamento che assume, in ogni gesto, l’organismo parla un linguaggio che anticipa e trascende l’espressione verbale”[11].

Negli incontri il counsellor a mediazione corporea cercherà di avere sempre un atteggiamento grounded ossia: respirare, radicarsi, ascoltarsi, ascoltare, percepire attraverso tutti i sensi, intercettare le emozioni.

Significativo in questo ambito il lavoro di Daniel Stern che, dopo aver scomposto in quattro stadi l’evoluzione del sé del bambino (Sé emergente, sé nucleare, sé soggettivo, sé verbale) sottolinea il fatto che questi quattro livelli del sé coesistano nella persona adulta quindi una serie di potenzialità proprie del bambino resterebbero attive anche nell’adulto ma la dominanza del sé verbale ne ostacola l’accesso.[12] E, visto che le nostre esperienze più precoci sono quelle su cui si fondano tutte le altre, riuscire a recuperare le memorie viscero-motorie è un passo decisamente importante nel percorso verso la consapevolezza, l’espressione e la padronanza di sé.

La prima responsabilità del counsellor è quindi quella di aver fatto un approfondito lavoro su di sé. Un’altra cosa importante è condurre una “buona vita” ossia sentirsi appagato e in uno stato di congruenza tra ciò che pensa, sente e fa e, visto che siamo in continuo movimento, il lavoro di pulizia e di verifica del nostro stato di salute psico-neuro-muscolare è costante. Dobbiamo sempre tenere presente che portiamo tutti noi stessi all’interno del setting.

Bibliografia

Documenti

Carta di Ottawa, novembre 1986

Libri

Patrizia Moselli (a cura di), Il counseling a mediazione corporea e i suoi contesti. L’applicazione dell’analisi bioenergetica al counseling. – FrancoAngeli, ©2011

Gianluca Biggio, Counselling. Metodi e applicazioni. – Gangemi Editore, 2005

Annamaria Di Fabio, Counseling. Dalla teoria all’applicazione. – Giunti, ©1999

Charles J. O’Leary, Il counseling alla coppia e alla famiglia. Un approccio centrato sulla persona. – Erickson, © 1999

Rollo May, L’arte del counseling. Il consiglio, la guida, la supervisione. – Astrolabio, ©1991

Luciano Marchino, Monique Mizrahil, Counseling. Una nuova prospettiva – Ed. Mimesis, ©2015

Dave Mearns, Brian Thorne, Counseling centrato sulla persona. Teoria e pratica – Ed. Erickson, ©2006

Luisa Parmeggiani, Introduzione al counselling a mediazione corporea – FrancoAngeli, ©2011

Carl R. Rogers La terapia centrata sul cliente – Ed. Giunti, ©2013

Vincenzo Calvo, Il colloquio di counseling. Tecniche di intervento nella relazione di aiuto. – Il Mulino, ©2007

Roger Mucchielli, Apprendere il counseling. Manuale di autoformazione al colloquio di aiuto. – Ed. Erickson, ©1987; 2016

Wilhelm Reich, Analisi del carattere – Sugar Editore, 1973

Alexander Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli ©1985


[1] Counseling. Dalla teoria all’applicazione, Annamaria di Fabio, pag.160

[2] Il counseling a mediazione corporea e i suoi contesti, a cura di Patrizia Moselli, pag 26

[3] Per approfondimenti: Il counseling a mediazione corporea e i suoi contesti, a cura di Patrizia Moselli, pag 26 e segg.

[4] La terapia centrata sul cliente, Carl R. Rogers, pag. 48 e segg.

[5] Counselling centrato sulla persona. Teoria e pratica, Dave Mearns e Brian Thorne, pag.18 e segg.

[6] Per approfondimenti: Apprendere il counselling. Manuale di autoformazione al colloquio di aiuto, Roger Mucchielli, pag 74 e segg.

[7] Counselling centrato sulla persona. Teoria e pratica, Dave Mearns e Brian Thorne, pag.157

[8] Counselling. Metodi e applicazioni, Gianluca Biggio, pag. 81 e segg

[9] Analisi del carattere, Wilhelm Reich, Sugar Editore

[10] L’arte del counselling. Il consiglio, la guida, la supervisione, Rollo May, pag. 49 e segg.

[11] Il linguaggio del corpo, Alexander Lowen, pag.3

[12] Per approfondimenti: Counselling una nuova prospettiva, Luciano Marchino e Monique Mizrahil, pag.153 e segg.