LE CLASSI DI MOVIMENTO BIOENERGETICO

di Alessia Tuveri

Le classi di movimento bioenergetico hanno uno scopo di prevenzione e pertanto sono parte della medicina preventiva, a mio parere la più importante in un momento storico di “medicalizzazione della salute” concetto introdotto da Ivan Illich nel suo libro Nemesi Medica. Secondo Illich questa prassi (la medicalizzazione della salute) che poteva contribuire a prevenire qualche male, ne avrebbe prodotto uno di portata epocale: una percezione di precarietà fisica, che avrebbe determinato un’esperienza individuale e collettiva di terrore. Questo è ciò che, a mio parere, sta succedendo in questo momento storico pertanto la prevenzione di primo livello (alimentazione, movimento fisico, qualità delle relazioni, realizzazione professionale, centratura, classi…) diventa fondamentale.

La tesi sostenuta da Ivan Illich ci riporta alla mente la Carta di Ottawa, il documento del primo Congresso Internazionale sulla Promozione della Salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità tenutosi nel 1986 dove si legge: “La Promozione della Salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi per assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e di migliorarla. Questo modo di procedere deriva da un concetto che definisce la salute come la misura in cui un gruppo o un individuo possono, da un lato, realizzare le proprie ambizioni e soddisfare i propri bisogni e, dall’altro, evolversi con l’ambiente o adattarsi a questo. La salute è dunque percepita come una risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita; è un concetto positivo che mette a valore le risorse sociali e individuali, come le capacità fisiche. Così, la promozione della salute non è legata solo al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere.”.

Questa nuova visione della salute produce un cambiamento dei paradigmi di riferimento in quanto: conferisce potere alle persone; pone l’accento sulla necessità di monitorare la propria salute e migliorarla (quindi la prevenzione); si focalizza sull’implementazione delle proprie risorse importanti sia per il singolo individuo che per la società; dà rilievo all’importanza dell’empowerment personale.

È in questo contesto che si collocano le Classi di movimento bioenergetico. Le classi, nello specifico, aiutano gli individui ad entrare in contatto con le proprie tensioni corporee e a rilasciarle attraverso il respiro e dei movimenti appropriati. L’eseguire gli esercizi con regolarità aiuta ad accrescere la propria vitalità e la propria capacità di provare piacere.

La classe si svolge in genere in piccoli gruppi (mai meno di 4 partecipanti dicono i coniugi Lowen), in genere con cadenza settimanale e una durata di un’ora o un’ora e mezza.

Il conduttore aiuta a focalizzare l’attenzione sulle sensazioni del corpo e interviene delicatamente suggerendo delle posture e spesso respirando in modo sonoro e profondo per stimolare la stessa reazione nei partecipanti.

L’importanza non è nell’esercizio in sé ma sul sentirne l’effetto a livello corporeo. La classe serve ad allenare il nostro sentire corporeo, a renderlo consapevole ed imparare man mano a migliorarne la sua definizione anche verbale; serve a riconoscersi nel proprio vissuto corporeo e ad aumentarne la motilità. L’attenzione di ognuno è concentrata sul proprio corpo, senza, possibilmente, alcuna ricerca mentale. La voce è fondamentale in questo processo e aiuta da un lato ad esprimere le sensazioni corporee derivanti dal movimento, dall’altro ad affiancare a un determinato movimento espressivo una verbalizzazione che lo enfatizzi e gli dia una contestualizzazione. È molto frequente avere difficoltà a tirar fuori la voce perché rappresenta il nostro essere senza veli. La voce conferisce più forza al movimento corporeo e aiuta una respirazione spontanea e profonda senza ricorrere al pensiero. Il conduttore proverà a stimolare il respiro sonoro del gruppo facendo sentire il suo.

Elementi di base e strumenti sono dunque: la respirazione, il movimento, la voce. L’onda respiratoria dovrebbe poter attraversare l’intero corpo.

La classe, ossia l’insieme di esercizi, ha una sua logica, che prevede un inizio e una fine, entrambi in piedi, e delle fasi specifiche:

  1. Grounding (come mi sento)
  2. Mobilizzazione dell’energia
  3. Fase espressiva
  4. Ascolto, integrazione, elaborazione
  5. Fase finale in piedi.

Grounding

La posizione del grounding può essere sintetizzata in questo modo: i piedi sono ben piantati a terra con le punte leggermente convergenti; l’apertura dei piedi coincide con la larghezza del bacino; le ginocchia sono leggermente piegate a coprire la vista del piede e quindi in linea coi piedi e non verso l’interno; bacino rilassato e leggermente indietro; pancia in fuori, libera, rilassata; spalle e collo rilassati; sguardo avanti; braccia lungo i fianchi.

Il grounding è un processo di riorganizzazione corporea che ci mette in contatto col nostro schema corporeo e mette sotto stress alcuni gruppi muscolari soprattutto all’inizio. Ci vuole tempo perché la posizione di base, di grounding appunto, possa essere sentita familiare e trasferisca un senso di comodità e pienezza di sé. Nella nostra cultura concentrata sulla testa quindi sulla parte superiore del corpo è molto difficile riuscire a far scendere l’energia, capire che ci muoviamo nel mondo grazie ai nostri piedi e alle nostre gambe e non al nostro cervello e alle nostre spalle. Quindi, uno dei primi obiettivi è quello di sentirci saldamente sostenuti dalla Madre Terra. Il “grounding” implica che una persona abbassi il suo centro di gravità e che si senta più vicina alla terra per accrescere il suo senso di sicurezza. “Quando il centro di gravità del corpo scende nella pelvi, e i piedi fungono da supporti energetici, si percepisce il sé incentrato nel basso ventre” (Espansione e Integrazione del corpo in bioenergetica, di Alexander e Leslie Lowen), un sé più istintuale, e meno soggetto al controllo cosciente. Nella fase di grounding la concentrazione va a sentire come sta il mio contenitore e prendere atto dei suoi confini. È una fase di consapevolezza corporea con l’obiettivo di migliorare il proprio stato di presenza a se stessi. Nella fase di grounding si ha lo spazio di ascolto del proprio corpo.

Una persona grounded ha i piedi saldi sulla Madre Terra, è identificata con il proprio corpo, ha le gambe solide e cariche di energia, il busto rilassato, il respiro profondo ed è presente nel qui e ora.

L’invito a liberare il respiro e lasciar andare qualunque tipo di suono o espressione (sbadiglio, sospiro…) è frequente.

Nel grounding recupero la mia identità corporea e poi posso entrare in relazione con gli altri.

Mobilizzazione dell’energia

Dopo la fase di grounding quindi di presa di coscienza di come sta il corpo, si passa alla fase di mobilizzazione dell’energia con, in genere, un approccio bottom-up che suggerisce di eseguire i movimenti partendo dai piedi: piedi, caviglie, ginocchia, bacino, spalle, braccia e mani, collo, viso e testa. In questi movimenti si alternano fasi di carica e di scarica promuovendo un equilibrio tra le due. Entro dentro un po’ alla volta con un approccio ludico e se riesco ad ascoltare, scopro cosa c’è. Sento la mia aggressività, gentilezza, lentezza, frenesia, irrequietezza… e le guardo senza giudizio. È una fase di scioglimento che coinvolge tutto il corpo e permette di percepirlo in maniera differente.

Nei vari movimenti viene inoltre portata l’attenzione sull’allineamento del corpo. Solo con un corretto allineamento infatti, è possibile sentire il flusso dell’eccitazione dalla testa ai piedi.

Quindi poggiati coi piedi saldi alla Madre Terra ma tesi verso il padre del cielo (il Sole).

Lo stimolo è a sentire i movimenti autentici del nostro corpo senza inibirli o reprimerli.

Fase espressiva

A una più acuta percezione del proprio corpo dovrebbe corrispondere una maggiore capacità di auto-espressione. Sentimenti quali la rabbia, la tristezza, la paura, il bisogno, il desiderio, la gioia, l’assertività… vengono sperimentati in un ambiente protetto e sicuro ed è la percezione di un contenimento che ci permette di espanderci. Fare esperienza di questa espansione ci aiuta ad acquisire la consapevolezza dei nostri confini e ci porta via via a tollerare un livello più alto di eccitazione e vibrazione. Questo lavoro che si va consolidando dentro di noi ci permetterà man mano di trasferire queste nuove potenzialità nella vita di tutti i giorni.

Abbiamo in questa fase l’opportunità di esplorare nuove possibilità di espressione del corpo.

La fase espressiva può proporre la sperimentazione in diversi ambiti fra i quali i più comuni sono:

  • espressione dell’aggressività (affermazione, protesta, lotta);
  • espressione del bisogno (protendersi, chiedere, ricevere);
  • sessualità (di cui poter godere pienamente integrandola con l’apertura del cuore);
  • abbandono (cadere, perdere il controllo, lasciarsi andare, arrendersi).

Ascolto, integrazione, elaborazione

Segue un tempo di ascolto profondo in cui il conduttore invita a lasciar scorrere pensieri, immagini, ricordi, sensazioni in una posizione intima e sicura che in genere è la posizione fetale. Questo è lo spazio di elaborazione ed integrazione dell’esperienza vissuta che può portare a galla sensazioni o ricordi inaspettati.

Fase finale in piedi.

Nella fase finale, i partecipanti sono riportati nella posizione verticale, si propongono esercizi molto lenti di risveglio del corpo perché si possa essere presenti alla realtà e pronti a rientrare nel mondo.

Bibliografia

Documenti

Carta di Ottawa, novembre 1986

Articoli

Cos’è una classe di esercizi di bioenergetica – Ovvero che cosa non è una classe di esercizi di bioenergetica di Ellen Green Giammarini, tratto da International Journal of Bioenergetic Analysis.

Il soggetto del corpo. Considerazioni sul concetto di energia in Alexander Lowen di Christoph Helferich da Corpo e Identità n.2/2020

Libri

Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, © 1975

Alexander Lowen, Il linguaggio del corpo, Feltrinelli, ©1985

Alexander e Leslie Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica. Manuale di esercizi pratici, Astrolabio, © 1977 (versione italiana 1979)

Patrizia Moselli (a cura di), Il counseling a mediazione corporea e i suoi contesti. L’analisi bioenergetica nelle relazioni di aiuto. – FrancoAngeli, © 2011

Ivan Illich, Nemesi medica. L’espropriazione della salute, © 1976 (versioni italiane 1977, 1991, 2005)

Maria Stallone Alborghetti, Bioenergetica per tutti. Prevenzione e benessere, Universo Editoriale,©2003